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Succedeva un tempo

Ricordiamo tutti, con infinito affetto, le sere davanti al focolare passate ad ascoltare le storie degli anziani. Nonni, bisnonni, gelosi possessori di memorie storiche troppo spesso dimenticate.

E` compiendo questo esercizio che molti di noi hanno conosciuto le loro origini: ascoltando storie di alti tempi, avventure incredibili, che vengono dai racconti del popolo, usi, costumi, modi di fare che sono la base della nostra cultura.

Il bucato a mano

Vi siete mai chiesti perchè chiamiamo lavare i panni "fare il bucato"? Da dove proviene questa terminologia?

Certo per le nostre nonne non è un mistero: le loro ginocchia ricordano ancora le dure pietre su cui tanto a lungo si sono adagiate presso la fonte nell'intento di strofinare e strofinare ancora con quanto più vigore possibile i loro poveri cenci. Non era il tempo dei detersivi, di detergenti e ammorbidenti, ma quello di una sensibilità ecologica "forzata".

Ebbene,"bucato" era il catino (in muratura) nel quale venivano ammassate le lenzuola, gli asciugamani e gli altri indumenti bianchi per il laborioso rito del lavaggio con la cenere e che appunto alla sua base presentava un foro in cui era inserita una canula per il drenaggio dell'acqua verso l'esterno. Gli strati più bassi erano occupati dalle grandi lenzuola dei letti per le nidiate di figli, poi sopra a mano a mano gli stracci, gli strofinacci,insomma i panni più sporchi. Eventualmente si poteva anche pretrattarli col sapone, anche questo ovviamente rigorosamente fatto in casa:con il grasso del maiale bollito con soda caustica.

Questa sorta di prelavaggio veniva effettuato in una "troscia" in cui era stata preventivamente raccolta l'acqua piovana.Ed eccoci arrivati alla fase più interessante:sopra questa catasta
di panni ammucchiati veniva stesa una "balla" di tessuto grezzo che fungeva da filtro per la cenere che vi veniva depositata sopra, eventualmente insieme a delle foglie di alloro per rendere il tutto più profumato. Ed infine su questo ammasso di cose precipita uno scroscio di acqua bollente che attraversa i vari strati per poi fuoriuscire dal foro. Quest'acqua non andava certo sprecata!La "liscivia"(questa la denominazione dialettale) si conservava infatti per lavare i colorati,ma anche per i pavimenti e perfino le folte chiome!I panni andavano lasciati "riposare" per un giorno intero cosicchè le povere donne avevano tutto il tempo per attendere ad altre occupazioni.

Certamente non c'era tempo per annoiarsi!

Letizia Sofia

 

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