I consigli della nonna
Il bucato a mano
Vi siete mai chiesti perchè chiamiamo lavare
i panni "fare il bucato"? Da dove proviene questa terminologia?
Certo per le nostre nonne non è un mistero:le
loro ginocchia ricordano ancora le dure pietre su cui tanto a lungo
si sono adagiate presso la fonte nell'intento di strofinare e strofinare
ancora con quanto più vigore possibile i loro poveri cenci.
Non era il tempo dei detersivi, di detergenti e ammorbidenti, ma
quello di una sensibilità ecologica "forzata".
Ebbene,"bucato" era il catino (in muratura)
nel quale venivano ammassate le lenzuola, gli asciugamani e gli
altri indumenti bianchi per il laborioso rito del lavaggio con la
cenere e che appunto alla sua base presentava un foro in cui era
inserita una canula per il drenaggio dell'acqua verso l'esterno.
Gli strati più bassi erano occupati dalle grandi lenzuola
dei letti per le nidiate di figli, poi sopra a mano a mano gli stracci,
gli strofinacci,insomma i panni più sporchi. Eventualmente
si poteva anche pretrattarli col sapone, anche questo ovviamente
rigorosamente fatto in casa:con il grasso del maiale bollito con
soda caustica.
Questa sorta di prelavaggio veniva effettuato in
una "troscia" in cui era stata preventivamente raccolta
l'acqua piovana.Ed eccoci arrivati alla fase più interessante:sopra
questa catasta
di panni ammucchiati veniva stesa una "balla" di tessuto
grezzo che fungeva da filtro per la cenere che vi veniva depositata
sopra, eventualmente insieme a delle foglie di alloro per rendere
il tutto più profumato. Ed infine su questo ammasso di cose
precipita uno scroscio di acqua bollente che attraversa i vari strati
per poi fuoriuscire dal foro. Quest'acqua non andava certo sprecata!La
"liscivia"(questa la denominazione dialettale) si conservava
infatti per lavare i colorati,ma anche per i pavimenti e perfino
le folte chiome!I panni andavano lasciati "riposare" per
un giorno intero cosicchè le povere donne avevano tutto il
tempo per attendere ad altre occupazioni.
Certamente non c'era tempo per annoiarsi!
Letizia Sofia
Curarsi con l'olio di oliva (a cura di Giuditta
Sbarra)
Questi sono alcuni rimedi popolari tramandati dalle
nostre nonne per la cura di piccoli disturbi, non hanno nessun altro
scopo se non farvi conoscere il folklore unico della nostra gente
e dunque non vanno utilizzati impropriamente.
Affaticamento;
Frizionare la colonna vertebrale con olio di olive
non mature, ripetere l'operazione più volte e si otterrà
un beneficio.
Colite e fegato:
Tutte le mattine a digiuno prendere un cucchiaio
piccolo di olio.
Otite:
Versare 2 gocce di olio di oliva tiepido nel condotto
uditivo e inserire in esso un batuffolo di cotone per non farlo
uscire. Si avrà un bernefico effetto.
Reumatismi:
Mescolare olio di oliva con canfora fino ad ottenere
un composto liquido, massaggaire le parti doloranti con tale composto
si ha subito un grande solievo.
Gengiviti:
Per alleviare i disturbi da gengivite è molto
utile masticare delle foglie di olivo fresche.
Febbre:
Far bollire 80g di foglie di olivo per 20 minuti
in un litro d'acqua, lasciare a riposo per 24 ore quindi filtrare
il tutto.Bere durante la giornata un bicchiere aggiungendo a piacimento
poco zucchero.
Uso cosmetico:
L'olio di oliva ed i suoi derivati sono utilissimi
anche per uso cosmetico, se volete prepararvi una maschera di bellezza
da tenere sul viso per 30 minuti procedete in questo modo.
Per pelli grasse:mescolare 2 cucchiai di olio di
oliva con 2 di succo di cetriolo e una chiara d'uovo, applicare
sulla pelle.
Per pelli secche.Sciogliere 50g di olio di oliva
40g di cera vergine e 50g di olio di mandorle, mescolare ed una
volta pronto aggiungere 20 gocce di olio di lavanda, applicare sulla
pelle.
Proverbi popolari di Grutti
"Amate i vicini senza togliere i confini"
"Amore e gelosia escono sempre in compaglia"
"Quando l'accordo è rotto, meglio sarebbe
far fagotto"
"Una casa senza pentoloni, va in rovina in due
stagioni"
"Quando il grano fà la cresta, non vuole
l'acqua sulla testa"
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