27
giorni in Amazzonia
Cari amici di Grutti questo è
il racconto breve, e speriamo per voi interessante, di un viaggio
nel cuore della foresta Amazzonica Brasiliana in visita nella missione
dei frati cappuccini dove ormai da 40 anni svolge la sua preziosa
attività Padre Benigno Falchi.
Avendo la fortuna di essere suo affezionato nipote, oltre che (come
lui ama dire) suo fedelissimo fan, questo viaggio è stato
sempre oggetto dei miei sogni fin da piccolo quando restavo ore
ad ascoltare i suoi racconti.
Già da tempo sentivo nel mio cuore la voglia di vivere una
esperienza nuova, significativa ma il più delle volte è
mancato il coraggio di partire. Fino ad un mese e mezzo fà
quando, ormai svolte tutte le pratiche, io ed un mio compagno ci
siamo trovati ad affrontare le 27 ore di volo necessarie.
Così, parafrasando le parole di un famoso personaggio dell'America
latina," la moneta fù lanciata, volteggio a lungo in
aria sù se stessa, cadde una volta su testa qualche altra
su croce", ed ora mi trovo a raccontare ciò che i miei
occhi hanno visto ed hanno comunicato al mio cuore.
Magari su dieci teste possibili ho visto solo una croce e viceversa,
ma credetemi non è possibile racchiudere in un testo tutte
le emozioni, tutte le sensazioni che ho provato nei miei 27 giorni
di amazzonia.
Volo Varig RG 8734, Milano-Manaus, quasi 20 ore in cui a 15.000
metri di altezza si attraversa metà del globo terrestre comodamente
seduti nella propria poltroncina.
I primi cinque giorni nella capitale dell'Amazzonia (Manaus vanta
alcuni milioni di abitanti), si svolgono presso il convento di San
Sebastiano, dove la proverbiale accoglienza dei frati cappuccini,
ci fà percepire immediatamente la calda atmosfera di casa.
La città e piacevole (meno il caldo e l'umidità asfissiante)
e ci entusiasma girovagare per le vie del centro brulicanti di ogni
tipo di attività. Tuttavia subito ci rendiamo conto che le
belle costruzioni che abbiamo visto sono le uniche presenti ed il
resto di Manaus non è altro che una sterminata distesa di
baracche disposte in modo disordinato e casuale. L'impressione è
tanta, il cuore si stringe e non resta che affidarsi al conforto
ed alle spiegazioni dei nostri affezionati frati che ne sanno più
di noi.
Così interpelliamo Padre Fulgenzio
che gira sempre con un mazzo di soldi nascosti sotto il saio e dopo
una serie di domande di rito elargisce qua e la qualche spicciolo
ai più bisognosi. Incontriamo Padre
Mario, che orgoglioso ci mostra la sua missione immersa in
un mare di casette di legno, cartone e ogni altro tipo d imateriale,
e restiamo affascinati dai suoi occhi nei quali, ogni volta che
guarda un terreno libero, puoi vedere una nuova chiesetta, un nuovo
centro sociale, una nuova scuola, da offrire ai suoi amati poveri.
Spesso ci intratteniamo con i ragazzi nell'atrio del convento, ragazzi
di strada vittime della dipendenza dalla colla (un tipo di droga
ottenuto aspirando della comune colla in un sacchetto di plastica),
ragazzi liberi e schiavi allo stesso tempo che i frati aiutano come
possono.
Qui incontriamo finalmente anche Padre Benigno
che è venuto per condurci nella sua missione, nel cuore della
foresta e, l'emozione chiaramente è tanta.
Dopo altre 4 ore di volo atterriamo finalmente a Tabatinga,
piccolo centro al confine tra la Colombia ed il Brasile. Scortati
da Benigno che elargisce qua e la saluti e grida amichevoli ci districhiamo
in quella che ci appare subito una città molto pericolosa,
ed effettivamente lo è.
Riusciamo ad arrivare al porto fluviale sempre circondati da loschi
personaggi che si offrono continuamente di portarci le valigie e
ci imbarchiamo su di un piccolo motoscafo verso la nostra destinazione
finale: Benjamin Constant. E qui che
Benigno opera ormai da 10 anni ed qui che trascorreremo il resto
della tempo vivendo una delle esperienze più significative
della nostra vita.
Benjamin Constant, (circa 17.000 abitanti)
si snoda lungo l'imbocco del Javary,
uno dei tantissimi affluenti del Rio e si presenta come un insieme
di casette di legno in cui spicca imperiosa la chiesa con il suo
alto campanile. Per i nostri occhi non abituati, tutto appare strano,
spesso pittoresco, dalle baracche, ai piccoli negozietti, ai distributori
di benzina che non sono altro che un tavolinetto con 4-5 bottiglie
di carburante sopra e riforniscono le pochissime macchine presenti.
Appena giunti conosciamo Padre Bianco Epis,
frate dai modi gentilissimi e cortesi che condivide insieme a Benigno
il lavoro nella parrocchia.
Grazie alla guida di mio zio e soprattutto alla sua intenzione di
farci vivere una esperienza forte, vissuta con i poveri e non scemata
da tutte quelle situazioni che in genere vengono nascoste ai così
detti turisti, entriamo immediatamente in contatto con la realtà
del luogo.
Passiamo ore a parlare con la gente, circoliamo liberamente per
le vie della città, incontriamo storie ed esperienze che
meriterebbero perlomeno un libro.
|

Mappa Amazzonia Brasiliana.

Itinerario del viaggio.

Il Rio delle Amazzoni

La canoa spesso unico mezzo di trasporto.

I villaggi Indios lungo il fiume

|